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De-Plurking

Gente, io vi ringrazio delle 70 e più richieste di contatto che ho ricevuto nelle ultime 48 ore su Plurk.

Lo so che non lo fate per aumentare il vostro Karma e ricevere simpatiche e utilissime emoticon, ma solo perché mi volete bene e ci tenete ad avermi tra i contatti. Non sono così cuordipietra da sospettare il contrario.

Però vi prego, facciamo che basta. Mi si sta fondendo il Blackberry. Per il momento resto fedele a Twitter, esattamente per i motivi elencati da DElyMyth. Suvvia: qualsiasi sistema che implichi il concetto di karma, stante l’attuale situazione blogo(star)sferica, è suicidio. Karma = (altro) spam = l’inferno. No grazie. Senza rancore, eh. Poi se dovessi ritrovarmi a soliloquiare in un Twitter deserto, con i tumbleweed che rotolano, allora ok. Ma per ora no.

Perché non è il caso di aspettare l’EeePc 901

Risposta: perché, come dichiara Luca Rossi di Asus Italia,

confermo che Asus Eee PC 901 sarà disponibile in Italia a partire da Settembre. [...] E’ una questione di “usage model”: per l’utente finale, la percezione della differenza fra la vecchia e la nuova piattaforma hardware potrebbe essere assai ridotta. Anzi, il processore Intel Atom avrà prestazioni inferiori a quelle dell’attuale CPU Intel Celeron M ULV, anche se si avvantaggerà sotto altri profili.

E inoltre il 901 costerà probabilmente più del 900. Quanto al modello successivo, il 1000: peserà un chilo e mezzo e - nella versione Win - monta un disco fisso classico e non l’SSD. Quasi un vero notebook per peso e configurazione hardware; ma non per prestazioni, immagino. Ci stiamo avvicinando al confine che separa il subnotebook dal notebook, confine oltre il quale - a mio avviso - il “concept” EeePc cessa di avere senso logico. Quindi penso proprio che, come previsto, prenderò l’EeePc 900 appena lo trovo qui a Milano (è già nei negozi italiani). Oggi alla Fnac mi hanno detto che il 900 è previsto per la fine di questa settimana. Sarà vero?

Di passione e bollette

Un commento di enneemme al mio post precedente, sempre a proposito del mestiere del traduttore: rispondo in forma di post perché come commento era lunghetto. E poi forse può stimolare altre conversazioni.

Ma più che sul “come si diventa traduttore editoriale” – in mille e più modi, secondo me, ognuno secondo un suo tragitto personalissimo e pressoché irripetibile – io credo che abbia molto più senso interrogarsi sul “come si resta traduttore editoriale”, ovvero sul “come vivere o almeno sopravvivere di questo mestiere”. Perché iniziare a tradurre e anche portare a casa più libri tradotti, se è questo che si vuol fare, bene o male, chi prima e chi poi, si fa. È il dopo a essere più difficile. È quando cominciano a venire meno le forze, l’entusiasmo e forse pure la passione; è quando la gratificazione per aver tradotto questo o quel libro, questo o quell’autore, comincia a non bastare più; è quando ti viene da chiederti “Ma questa è vita? È questo che voglio fare per sempre?” che la strada si complica. Imho, of course.

Mah. Anzitutto non vorrei dare false speranze ai wannabe traduttori che approdano qui: personalmente ho qualche dubbio sull’ottimistica visione per cui “prima o poi ce la si fa”. Nella mia breve esperienza editoriale ne ho visti fallire più d’uno. La concorrenza è spietata, e non sai mai quando e se ti arriverà il prossimo libro. In questo senso è vero che “il dopo è più difficile”; nel senso che è difficile sempre. Come ogni forma di lavoro autonomo.

Quanto alla passione, la gratificazione, bla bla bla, a mio avviso sono subordinati a una domanda molto più semplice: riesco ad arrivare alla fine del mese? Perché alla fine il succo è tutto qui.

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Aspiranti traduttori?

Chi tra voi, oltre a questo blog, segue anche il mio sito avrà già visto la trascrizione della chat su Harry Potter. Qua sul blog invece mi preme segnalare che durante la chat si è parlato anche di come si diventa traduttore editoriale. Premesso che io sono l’ultima persona al mondo che può dare consigli in questo senso; poiché però vedo gente che arriva su questo blog cercando “come diventare traduttore” et similia, mi pareva utile riportare qui il pezzetto di chat in cui ne abbiamo parlato. (Lo trovate dopo lo stacco del post, o qui sotto se leggete da feed.)

Se poi ci sono altri traduttori in ascolto, o persone che gravitano a vario titolo nel mondo editoriale, mi piacerebbe che ci raccontassero come hanno iniziato: può sempre tornare utile agli aspiranti che googlano…

…e magari anche a me, visto che in futuro mi piacerebbe propormi ad altri editori oltre a quelli con cui già lavoro.

(P.S. A breve aggiornerò anche il sito con qualche altra nota sulla traduzione dei Doni della Morte, promesso! Purtroppo il tempo libero da queste parti scarseggia.)

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Iniziativa di affermazione civile

Ricevo dall’associazione Certi Diritti, e volentieri diffondo:

ATTI PER MATRIMONIO INIZIATIVA DI AFFERMAZIONE CIVILE

Stiamo organizzando un’importante azione che avrà luogo contemporaneamente in varie città italiane nella settimana che precede il gay pride di Bologna del prossimo 28 giugno.

Vogliamo supportare quante più coppie omosessuali che desiderano richiedere al loro comune la “pubblicazione degli atti”, il passaggio che precede, secondo la legge, la celebrazione del matrimonio.

Obiettivo è innescare i conseguenti atti amministrativi per impugnarli in giudizio, con la collaborazione degli avvocati della Rete Lenford.

Puoi contribuire in vari modi:

  • contattaci per partecipare all’iniziativa, e ti aiuteremo a richiedere la pubblicazione degli atti nella tua città.
  • aiutaci a trovare coppie gay e lesbiche disponibili.
  • contribuisci diffondendo questa notizia tra le persone che conosci. attraverso i tuoi contatti o sul tuo blog / sito internet

E così faccio. Mi sembra una bella iniziativa di disobbedienza civile nonviolenta. No? Praticamente: tu vai in Comune a chiedere di sposarti con uno/a del tuo stesso sesso. Il Comune si rifiuta di fare le “pubblicazioni” di rito. Tu ne prendi atto, consegni a un avvocato il rifiuto scritto, e l’avvocato fa il resto. Idea semplice ma geniale. Non so se può funzionare, il mio lato cinico dice di no; ma a tentare non si rischia nulla. Forse bastano poche coppie in tutta Italia per smuovere qualcosina nei media. In certi media, almeno. Chissà. Intanto fate girare, please.