Ayrton Senna

Dio, le auto e i rivali in pista: a Torino la leggenda Senna – La Stampa

TORINO. Ho paura di farmi male come chiunque altro, specie in Formula 1, dove il pericolo è costante».

Così parlava Ayrton Senna. Una lite a distanza con Alain Prost, una delle tante che hanno nutrito il loro dualismo.

Il rivale storico lo accusava di rischiare la vita perché si sentiva protetto dal Cielo. Era il 1989: la rivalità sarebbe continuata fino al 1994, prima stagione dopo il ritiro del pilota francese.

Finirà tutto alla curva del Tamburello, circuito di Imola. Il Primo Maggio di quell’anno segna l’epilogo di una delle più affascinanti, intense e dolorose storie della Formula 1.

Comincia la leggenda. Il ricordo, l’ammirazione, il tifo resistono al tempo, anzi si arricchiscono di contenuti inediti, di oggetti che diventano feticci, di ricostruzioni.

A trent’anni dalla sua morte il Museo dell’Automobile di Torino rimette insieme una carriera immensa. «È la più grande mostra di tutti i tempi dedicata ad Ayrton Senna», la benedice il curatore Carlo Cavicchi.

Sono esposti 255 pezzi, 114 foto, 148 libri in tutte le lingue, tutte le tute dai kart in avanti, tutti i caschi dal ’74, le monoposto dalla Lotus del primo successo fino alla Williams del ’94. Otto maxischermi proiettano le grandi imprese del campione brasiliano.

Non c’è nulla che ricordi l’incidente fatale. «Senna Forever», per sempre.

Immortale. I contenuti trasmettono vitalità, gli allestimenti sono ispirati alla griglia di partenza, le monoposto sono allineate per creare l’effetto di un Gran premio.

La Lotus John Player Special dall’iconica livrea nera e oro segna la prima affermazione di Senna nel 1985, in Portogallo sotto la pioggia. I millennial non l’hanno vista in diretta, troppo giovani, ma fanno la fila per fotografarla.

Hanno ascoltato il racconto dei genitori e se ne sono innamorati su youtube. Tra gli stand del Mauto scorre un pubblico eterogeneo per fasce d’età e nazionalità.

C’è Massimo che segue la Formula 1 da quando aveva 6 anni. «Oggi ne ho 57, faccia i conti.

Devo la passione al mio padrino. Amo l’odore della benzina e il rumore dei motori.

Senna? Quel giorno ho pianto.

E non solo quello». Lara e Salvatore arrivano da Pontedera, «la città della Vespa», in visita a Torino.

Pablo è in viaggio dalla Spagna assieme ai genitori. Ha 13 anni e fotografa tutto.

«Ho la passione per la Formula 1. Di Senna ho imparato la storia sui social.

Oggi faccio il tifo per Alonso, Verstappen è antipatico». I francesi Valerie e Jarme apprezzano la mostra «ma noi eravamo dalla parte di Prost».

Salvatore, 59 anni, grande cultura automobilistica, ha al seguito moglie e due figli. Della carriera di Senna ricorda anche un punto oscuro: «L’incidente con Prost in Giappone nel ’90 non mi è andato giù.

Così come quello di Schumacher con Villeneuve nel ’97 a Jerez». E allora che facciamo?

«Niente, li assolviamo. Non puoi giudicare dei campioni come loro da un episodio negativo».

Episodio documentato da una lettera: Senna si scusa con la Federazione internazionale dell’automobile per i fatti di Suzuka del 1989 e 1990 (i due incidenti con Prost e il seguito di violente polemiche). Possiamo soltanto immaginare quanto gli sia pesato vergare quelle righe per evitare una squalifica.

Le McLaren del 1988 e del 1991 sono protagoniste del primo e del terzo titolo mondiale di Senna. L’una capace di vincere, in tandem con Prost, quindici Gran premi su sedici (primato battuto dalla Red Bull nel 2023), l’altra meno dominante in coppia con Berger, ma celebre per la vittoria in Brasile.

Senna conclude con il cambio bloccato in sesta e a fine gara, colpito da dolori lancinanti alla schiena, sviene per lo stress psicofisico. Il biennio 1992-93 è dominato dalle Williams.

Diventano campioni prima Mansell e poi Prost, che lascia la Formula 1 e sul podio abbraccia l’eterno rivale. È come se si spezzasse un filo.

Senna passa alla Williams disegnata da Adrian Newey, meno competitiva e più stretta delle precedenti monoposto da lui disegnate. L’abitacolo è così angusto da ispirare una battuta a Senna: «Se mangio un panino, non entro in macchina».

Il campione più amato centra tre pole position prima di schiantarsi per l’ultima volta. Lo uccide un tirante della sospensione che trafigge la maschera del casco.

La Formula 1 perde così il suo grande campione che stava trattando il passaggio in Ferrari. Una storia che non leggeremo mai.

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