La quarta bozza

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Archive for nerdiness

Sono un geek

Mi ero ripromessa di non partecipare più a nessun meme, ma come si fa a resistere a questo, che circola proprio in occasione dell’arrivo del nostro nuovo Macbook? Non mi risulta di essere stata invitata da nessuno, quindi - da brava asociale quale sono - me ne approprio senza passarlo a nessuno: chi lo vuole se lo pigli. Io l’ho preso da Clarita.

Sono un geek perché posseggo i seguenti gioielli tecnologici:

  • iMac (penultimo modello, di quelli bianchi per intenderci), 20”, Intel Core 2 Duo 2.16 GHz, 2GB Ram, HD da 500GB. Accessoriato con tastiera ultrapiatta, una meraviglia. Ma al momento mi tengo Tiger, tanto Leopard ce l’ho sul…
  • MacBook 13” 2.2 GHz, 2GB Ram (in realtà è un regalo che ho fatto a Remuz, però spero me lo farà usare ogni tanto).
  • PC assemblato dal mio smanettatore informatico di fiducia con pezzi vari, e di cui purtroppo non saprei descrivervi con precisione la configurazione hardware. Comunque: il case è un’enorme torretta Enermax. Il monitor è un Philips 20”. Windows XP Professional. AMD Athlon 64 X2 Dual, 2.21 GHz, 2GB Ram, 2 HD da 150 + 150 GB.
  • Due gruppi di continuità, uno per il Pc e uno per l’iMac.
  • Laptop ACER Aspire 1513LMi, AMD Athlon 64, con Win XP Professional, sull’orlo della morte dopo essere stato usato per due anni senza praticamente mai spegnerlo, quando studiavo a Bologna. Come tanti Acer, ha il brutto vizio di surriscaldarsi e spegnersi da solo ogni tanto. Credo sia da rottamare, ormai.
  • Stampante multifunzione HP Laserjet M1005 MFP, ovvero: stampante laser + fotocopiatrice + scanner, e nessuno dei tre funziona granché bene.
  • Blackberry Curve 8300 (Vodafone), su cui, oltre naturalmente a usarlo per le mail, ho installato TwitterBerry e Yahoo Messenger; purtroppo non ho potuto metterci Opera Mini, perché dovrei usarlo con l’APN Vodafone e spenderei un patrimonio. Il browser integrato comunque se la cava, più o meno. (Io, nonostante tutto il casino con la Tre, un pensierino sullo Skypephone ce l’avrei anche fatto; ma il pensiero di chattare in Skype digitando con il T9 mi riempie d’orrore. Molto meglio Yahoo Messenger con la tastiera Qwerty del Blackberry.)
  • Nokia 6131, nero. Un gran telefono, ce l’ho da un anno e mezzo e va che è una meraviglia. La batteria inizia a perdere colpi, però.
  • iPod Nano 8GB (quello nuovo), colore verde: il mio ultimo acquisto.
  • iPod Shuffle 1 GB colore argento
  • Fotocamera Nikon Coolpix P5000, 10 megapixel.

Sono un geek perché vorrei i seguenti gioielli tecnologici:

  • Nokia E90: sarà mio molto presto;
  • Asus EEEPC, cioè un subnotebook da 300 dollari motorizzato Linux, che promette grandi cose. In America è già uscito, da noi arriva nel primo trimestre 2008. Penso che lo prenderò al posto del tablet Nokia N810, su cui sbavavo da mesi. (Si è capito che sono una fan della Nokia?)
  • iMac 24”, nonostante il nuovo look nero/acciaio non mi convinca poi molto. Ma almeno mi tengo due Mac sulla scrivania e butto definitivamente il Pc. Li avranno risolti, poi, quei problemini con lo schermo?
  • Magari un altro Macbook solo per me, così a Remuz lascio il suo. Aspetto però di capire che ne sarà dei famosi subnotebook Apple, magari escono davvero nel 2008. Chi ha bisogno di un drive ottico nel 2008?

Ecco, ora mi rimetto al lavoro, così quando sarò ricca e avrò millemila fantastiliardi di paperdollari, e non avrò già sulla carta di credito 400 euro di esami medici (pagati sull’unghia da “solvente”, ovvio… ma porca miseria), potrò dedicarmi alla mia lista della spesa. Qualcuno nel frattempo vuole raccogliere la sfida, e dimostrarmi che è più geek di me?

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L’eterna lotta dell’Uomo contro il Congiuntivo

Purtroppo si rende necessaria una seconda puntata. La prima puntata è qui. Non escludo una terza.

Altra casistica di violentatori dell’italico idioma:

  • Quelli che per puro caso ci indovinano, e scrivono (voce del verbo dare) con l’accento, e tu dici: ah be’, hanno studiato, bravi. Solo che poi li vedi che scrivono egli fà (voce del verbo fare) io stò (verbo stare) e sù (contrario di giù). E ti si accapona la pelle.
  • Quelli che scrivono bhe o addirittura (Zeus abbia pietà di noi) bhè. Essendo un troncamento di “bene”, si scriverà be’, con l’apostrofo. Al massimo potete azzardare beh con l’acca, che però è più deprecato del tag
    a una cena sociale del comitato direttivo del W3C; e se vi imbattete in un redattore di professione tipo yours truly, l’acca farà una brutta fine. (Io però scrivo tranquillamente “beh” in chat o su un forum, perché comunque non è scorretto.)
  • Quelli che esagerano con i congiuntivi, mettendoli anche dove non servirebbero, per timore di passare per ignoranti; dicesi: ipercorrettismo. Per esempio: “E’ giusto che chi commetta un reato ne paghi le conseguenze”. Non starò a spiegarvi che, dal momento che il verbo commettere non dipende dal “che” (e il soggetto del verbo pagare è “colui il quale commette un reato”)… be’, ci arrivate da soli. (Approfondimenti qui e qui)
  • Quelli che sbagliano il congiuntivo quando si riferiscono a se medesimi. Ciò accade con allarmante frequenza su Twitter, dove è abitudine parlare in terza persona, e capita spesso di leggere cose esilaranti tipo “@XY crede che non si senta troppo bene”. Senta? Senta, chi? Chi non si sente bene? Suo cugino? Il gatto? Poi capisci che è lo scrivente ad avvertire i prodromi dell’influenza. E che avrebbe potuto benissimo scrivere “@XY crede di non sentirsi troppo bene”. E allora anche tu non ti senti granché bene.
  • Quelli che scrivono un’amico e un amica con gli apostrofi a caso. Gente con due lauree, giuro.
  • Quelli che ignorano la punteggiatura e conoscono solo i tre puntini … e peraltro … lasciano uno spazio di troppo … prima … di scriverli … come fosse un omissis all’americana … perché se fosse all’italiana … ci vorrebbero le quadre … così […] ma loro sono italiani … e fieri della bella lingua che credono (… illusi! …) di saper parlare … e quindi ti ritrovi interi post di quaranta righe scritti così … e non capisci dove finisce una … frase … e inizia l’altra … e ti viene da piangere …
  • Quelli che fanno uso dell’abominevole aggettivo dimostrativo (A.A.D.): tale. L’A.A.D. non andrebbe mai usato quando si scrive con tono colloquiale. A esser pignoli, non andrebbe mai usato al di fuori di un verbale dei Carabinieri o di un atto notarile. Avete presente? Quelli che scrivono di un film, e li si legge con piacere per mezza pagina, finché all’improvviso non iniziano un capoverso con “Tale film…”.
  • Quelli che scrivono perchè e con l’accento grave. Il correttore automatico di Word ve li corregge, ma Wordpress no (ci vorrebbe un plugin).

Ciò di cui mi stupisco è che ci sia bisogno di ricordare queste regolette a gente che ha un diploma di maturità o magari una laurea. Non sono giunta a conclusioni migliori di quelle del post precedente: dev’essere colpa della scuola italiana.

(P.S. già che sono in tema di Twitter: come ha giustamente fatto osservare Suzukimaruti tempo fa, per twittare in inglese bisogna saperlo, l’inglese. Occorre sapere cose del tipo “to look e to listen non sono verbi transitivi”, per intenderci. Certo che, non sapendo nemmanco l’italiano, ce li voglio.)

italiano grammatica twitter congiuntivi

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Faucet: il videoregistratore online

L’ottanta per cento dei miei lettori lo conosce già, ma a chi non ne avesse ancora sentito parlare segnalo un servizio online di grande utilità per chi come me non passa molto tempo davanti alla tv (

Si tratta di Faucet PVR, un servizio tutto italiano che consente di programmare la registrazione di trasmissioni televisive e radiofoniche, sia sui canali analogici sia su quelli gratuiti della tv satellitare. In parole povere: Rai e La7, ma anche BBCWorld, MTV o RaiSat. Niente Mediaset, perché un paio di settimane fa l’azienda ha diffidato vCast dal consentire la registrazione dei propri palinsesti.

Quindi consiglio a tutti di familiarizzarsi con questo servizio e sfruttarlo al massimo prima che anche la Rai si faccia venire strane idee. Per iniziare basta registrare un account gratuito, e dichiarare di essere in regola con il pagamento del canone. Poiché sono certa che tutti i miei lettori saldano con ferrea regolarità il loro debito con Mamma Rai, non mi soffermo e vado oltre.

Come vedete dalla schermata, negli ultimi due giorni ho registrato (e non ho avuto ancora tempo di vedere, ahimè) l’ultima puntata di Ulisse (ah, prima o poi devo fare un post sulla famiglia Angela) e la trasmissione di Luttazzi. Il tutto è molto semplice, e tornerà utilissimo a chi non ha più voglia di trafficare con vhs e registratori. Si seleziona il canale, il giorno - si può programmare la registrazione con un mese di anticipo, volendo -, l’orario di inizio e fine e il formato di compressione video: si può scegliere tra iPod, DivX, Apple TV, PSP, 3GP e MP3 (ricordo che si possono registrare anche trasmissioni radiofoniche).

Al resto ci pensa Faucet. Poche ore dopo il termine della trasmissione, il file sarà pronto da scaricare. Nel formato DivX, l’unico che ho testato finora, il file .avi peserà circa un giga per ogni ora di registrazione. Peraltro il download è molto veloce, quindi non dovreste metterci troppo a scaricarlo (per dire: con dsl Fastweb a me viaggia sui 500kb/s). La qualità video non è eccelsa, ma più che sufficiente.

La cosa ancor più interessante è che si possono programmare registrazioni ripetute: per esempio un telefim trasmesso ogni settimana, che sarà registrato in automatico senza che dobbiate ricordarvene ogni volta. Se avrete avuto l’accortezza di abbonarvi al relativo feed, la puntata settimanale del vostro programma preferito vi sarà comodamente recapitata in iTunes, esattamente come un podcast.

Comunicazione di servizio: Chi avvertisse la tentazione di dirmi “Ma dov’eri finita? Non postavi da venti giorni!” farebbe bene a leggere questo post di Stefano Gorgoni.

faucet tv registrazioni web-based

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Backup Day

Vi ho già parlato della mia sindrome del backup compulsivo, nata all’epoca del mio primo palmare. E avrete sicuramente sentito di quel che è accaduto di recente al povero Francis Ford Coppola, che ha perso 15 anni di documenti immagazzinati sul suo portatile, involato da mani ignote; salvo poi dichiarare:

«Ho perso anche il backup», «non trovo la chiavetta», «avevo tutto nella stessa valigia». Inutile infierire. Coppola è triste.

Non infierirò, infatti.

Ebbene: per chi non lo sapesse, dopodomani 18 ottobre ricorre il Backup Day: la giornata in cui tutti voi PAZZI furiosi, che non prendete mai misure precauzionali per la salvaguardia dei vostri preziosi documenti, dovreste munirvi di dispositivi di data storage e farne buon uso. E non parlo di chiavette USB, che a smagnetizzarle ci vuol niente.

Quanto a me, da quando mi è capitato di perdere un po’ di roba (tra cui parecchie foto di Remuz) in seguito all’harakiri commesso dal vecchio pc, sono corsa ai ripari. La mia routine di backup è:

  • per i siti e il blog: backup dei db via mySql almeno due volte a settimana. Ora che ci ripenso dovrei fare un bel backup dei file via ftp, tanto per star tranquilli. Il mio hosting giura che fa backup giornalieri, e quasi quasi gli credo.
  • per i documenti di lavoro (nel mio caso è quasi tutto in formato Word, quindi il peso è poco):
    • Ogni volta che finisco un capitolo, lo trasferisco via ftp su uno spazio web collegato a uno dei tanti domini in mio possesso. Fattore di rischio: be’, devono crollare in contemporanea il server remoto e il mio computer. Per scaramanzia non dirò nulla, ma insomma, ecco.
    • Ogni sera, che il capitolo sia completo o no, me lo spedisco dall’uno all’altro dei miei innumerevoli indirizzi mail. Il ragionamento è che, perché il file vada perduto, devono defungere contemporaneamente il server di Gmail, quello di Yahoo e il mio Mac.
    • Per cose più grosse, tipo foto e musica, zippo e trasferisco via Skype (che va velocissimo) dal Mac al Pc e viceversa, in modo da avere più o meno duplice copia di tutto. Ora sto meditando di comprare un bel disco esterno da 1 Terabyte, che fa sempre comodo, sai com’è.
    • Dei film me ne frego: mal che vada, ehm, me li procuro di nuovo.

Esiste anche un certo numero di servizi online che permettono di programmare backup periodici: i vostri documenti vengono conservati su un server remoto (criptati, ovviamente), da cui sono riscaricabili con una certa semplicità in caso di cataclismi naturali, eventi bellici, o qualsiasi altra circostanza che possa aver decretato la morte del vostro computer. Segnalo per esempio Mozy, che quando l’ho provato io era gratuito, ma mi par di capire che nel frattempo sia diventato a pagamento.

Per la vostra pace mentale, perché possiate dormire sonni tranquilli, perché io non possa venirvi a dire “ve l’avevo detto”: togliete la mano dai vostri testicoli (dove immagino attualmente riposi, dopo tutto il mio apocalittico discorso) e fate un backup oggi stesso. E domani. E la settimana prossima.

Backup-Day

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Del perché i quindicenni non dovrebbero stare in casa tutto il pomeriggio

Almeno i quindicenni di oggi hanno internet. Io, invece, alla loro età - un paio d’anni prima della nascita del www - mi baloccavo con ben altre meraviglie elettroniche: usavo il Canta Tu di Fiorello come mixer per registrare demo.

Allora. Vi ho già spiegato che in quinta ginnasio suonavo (male) la chitarra in un gruppo death metal di nome Trauma? Forse no; be’, ora lo sapete. Ma a parte quella breve parentesi, le mie sperimentazioni sonore adolescenziali si svolgevano in totale solitudine.

Nei primi anni Novanta, come alcuni ricorderanno, impazzava la trasmissione Karaoke, fulgido esempio di car-crash entertainment il cui scopo precipuo era ridere dell’altrui incapacità canora. Io non la vedevo mai, figuriamoci; però quando uscì l’impianto per karaoke domestico, ne intravidi subito un possibile utilizzo alternativo (in tutti i sensi del termine). Così me ne procurai uno, nonostante le ripugnanti sembianze di Fiorello con coda di cavallo che facevano bella mostra di sé sulla confezione. Diffidate delle recenti versioni in dvd: l’originale era con due musicassette.

Insomma, l’attrezzo permetteva di registrare su due tracce: da un lato ci mettevi la cassetta con la base, dall’altra parte infilavi la cassetta vergine. Nelle intenzioni, serviva a registrare, a imperitura memoria dei popoli, le proprie performance canore. Nel mio caso serviva invece a:

  • incidere base ritmica eseguita con percussioni di fortuna (tipo bonghi africani e nacchere) e linea di basso fatta con una chitarra accordata due o tre toni sotto (perché non avevo il basso, e lo so bene che sarebbe un’OTTAVA sotto, thank you, ma mi arrangiavo);
  • incidervi sopra la chitarra ritmica;
  • scambiare di posto le cassette e incidere una terza traccia consistente in assolo di chitarra elettrica.

La qualità audio ovviamente era penosa, e non sto a parlarvi della qualità artistica. Abbiate pietà di me, le lezioni di solfeggio le ho interrotte dopo la quarta ginnasio perché non riuscivo più a star dietro ai compiti di greco. Non che non mi impegnassi anche da autodidatta: l’altro giorno ho ritrovato in una vecchia copia dell’Orlando di Virginia Woolf un foglietto tutto ingiallito scritto inequivocabilmente nella mia grafia di liceale, e contenente appunti di questo tenore: “La tonica di una scala minore corrisponde al VI grado della relativa maggiore. La dominante e la sensibile tendono a proseguire sulla tonica, mentre la settima è attivata dal terzo grado della scala.” La cosa più atroce è che non ho idea di cosa significhi tutto ciò, perché ovviamente nel frattempo ho dimenticato anche quel poco che sapevo.

D’altronde Paul McCartney non ha mai imparato a leggere la musica… Il risultato che cercavo di ottenere, comunque, era più o meno questo (sì, compreso l’assolo al minuto 3:50, avevo un simpatico pedale distorsore per la chitarra).

Adesso qualcuno mi deve scrivere nei commenti che anche lui faceva la stessa cosa intorno al 1994, perché altrimenti mi deprimo e non bloggo più.

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