17 maggio: giornata mondiale contro l’omofobia

Come da oggetto. Dopodomani, sabato 17. Quest’anno le manifestazioni cittadine (almeno quelle del centro-nord) confluiscono tutte a Verona, per dare più visibilità al corteo. Mi pare un’idea saggia. Qui tutte le iniziative città per città.

Come al solito, a Milano quasi nulla, almeno fino al Pride del 7 giugno. Mi dispiace tuttavia di non poter essere a Perugia questo fine settimana:

ore 18:00
Piazza della Repubblica, Perugia
Omofobia in piazza “Adotta un finocchio”
(con il patrocinio del Comune di Perugia)

Patrocinio del comune, eh, vorrei dire. Quassù è un bel pezzo che il Comune non patrocina un fico secco. Figuriamoci altri ortaggi.

Gay Pride 2008: tutti gli appuntamenti italiani

Iniziamo a organizzarci per il Pride di quest’anno. L’edizione nazionale sarà a Bologna, sabato 28 giugno; ma per tutto il periodo estivo il comitato BolognaPride08 ha organizzato eventi di ogni tipo, come ci ricorda Livia Iacolare, che ha pubblicato il programma completo dell’estate bolognese. Mi sembrano di particolare interesse i convegni su temi politici e medici, e il cineforum.

Come di consueto, nel corso del mese di giugno si terranno manifestazioni analoghe in altre città d’Italia: altri Pride di dimensioni ridotte, ma a cui è importante partecipare; è importante alzare la voce, soprattutto alla luce dei cinque anni che ci attendono. E’ importante esserci, perché solo chi c’è stato sa che il Pride non coincide con quello che fanno vedere ai telegiornali. Chissà perché (!), in televisione non si vede mai quella grossa fetta di partecipanti composta da famiglie, coppie etero, bambini… Si calca l’accento sugli aspetti e i personaggi più “vistosi”, della cui presenza al Pride non posso che essere felice (Dio sa se le persone trans hanno bisogno di diritti, in questo Paese), ma che - ripeto - non costituiscono la totalità, e neanche la maggioranza, dei partecipanti. Si vuol far credere che in gioco ci siano le rivendicazioni di pochi; e invece sono i diritti di tutti.

L’elenco completo dei Pride italiani 2008 è sul blog di Elfo Bruno.

Quanto a me e remuz, saremo senz’altro a Milano il 7 giugno - come già l’anno scorso - e a Bologna il 28. Chi vuole aggregarsi faccia un fischio…

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Religion is the smile on a dog

Torno a occuparmi di un tema che mi sta molto a cuore ma a cui, da quando mi sono trasferita sul nuovo blog, non ho più dedicato l’attenzione che merita.

LETTERA AUTOGRAFA DI ALFREDO ORMANDO AD UN AMICO:
Palermo, Natale 1997

Caro Adriano, quest’anno non sento più il Natale, mi è indifferente come tutte le cose; non c’è nulla che riesca a richiamarmi alla vita.

I miei preparativi per il suicidio procedono inesorabilmente; sento che questo è il mio destino, l’ho sempre saputo e mai accettato, ma questo destino tragico è là ad aspettarmi con una certosina pazienza che ha dell’incredibile.
Non sono riuscito a sottrarmi a questa idea di morte, sento che non posso evitarlo, tantomeno fare finta di vivere e progettare per un futuro che non avrò: il mio futuro non sarà altro che la prosecuzione del presente.

Vivo con la consapevolezza di chi sta per lasciare la vita terrena e ciò non mi fa orrore, anzi!, non vedo l’ora di porre fine ai miei giorni; penseranno che sia un pazzo perché ho deciso piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo.
Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la natura, perché l’omosessualità è sua figlia.

Alfredo

Il 13 gennaio 1998 Alfredo Ormando, intellettuale e poeta siciliano, si è dato fuoco in piazza San Pietro, in segno di protesta contro l’intolleranza e l’omofobia propugnate dalle gerarchie vaticane. Da allora, ogni anno l’Arcigay organizza a Roma, il 13 gennaio, un sit-in che è insieme commemorazione del sacrificio di Ormando e testimonianza della volontà di ricercare un dialogo costruttivo.

Sono passati dieci anni. E’ dunque fissata per domani la decima Giornata Mondiale per il Dialogo tra Religioni e Omosessualità. Alfredo Ormando verrà ricordato con il tradizionale sit-in in piazza Pio XII (di fronte a piazza San Pietro) e con un convegno dal titolo: “Liberaci dal Male: quis custodiet custodes?“.

Personalmente, non credo granché nella possibilità di avviare un dialogo con i preti. Né su questo tema, né sul tema della 194 che tanto infiamma gli animi in questi giorni. Ma forse conviene sempre tentare. Per chi volesse partecipare - io ci sarò con la mente e lo spirito, essendo a Milano - tutte le informazioni sono disponibili sul sito ufficiale.

Approfitto per ricordare che il Gay Pride di quest’anno si svolgerà a Bologna il 28 giugno.

La foto è di Remuz.

(*) titolo del post

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Il sacrificio della patria nostra è consumato

Una magrezza [quella della vincitrice di Miss Italia] che scandalizza Oliviero Toscani, autore della campagna choc «no anorexia»: «Le ragazze sono scelte in base al concetto di bellezza di alcuni teleidioti. Se fossi una donna mi offenderei».

No, Toscani. Se io fossi una donna (e sapete che non lo sono), mi offenderei perché nel 2007 esiste ancora Miss Italia, e ancora si discute se inquadrare o meno il culo di questi quarti di manzo.

Ricapitolando (cito dai giornali perché non ho seguito la querelle in diretta): vince la più magra delle due favorite, e c’è chi la accusa di anoressia. Toscani strombazza la sua consueta campagna-shock. La povera vincitrice pseudo-anoressica (che in realtà pesa cinque-sei chili meno dell’altra, e trattasi visibilmente di una faccenda di costituzione: l’altra è atleta professionista, quindi i chili in più sono di muscoli), oltre a sorbirsi gli insulti gratuiti, sull’onda del politicamente corretto (Toscani-fuelled) è costretta a fingersi meno magra di quel che è, e a dichiarare una taglia 42 quando è evidente a chiunque che costei non porta più della 38. Come se fosse vergogna portare la 38 quando si è magre di costituzione. E invece no, ti devi difendere, devi dire e ridire a chiunque ti ascolti che mangi di tutto, che fai sport e non fai diete.

(P.S. ma questa qua sul serio ha solo diciassette anni? Ma che gli danno da mangiare ai ragazzi di oggi? )

E in tutto ciò, mentre un paese si ferma per contare i chili e i centimetri addosso a una bella statuina diciottenne, sfugge alla vista il vero nucleo della questione:

Povera Silvia Battisti, reginetta contestata che non avrebbe mai creduto di farcela e non si era preparata alle domande dei giornalisti. Che libri leggi? Memorabile risposta: «Solo libri di attualità, ho appena finito “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”».

(via - via)

miss-italia foscolo anoressia toscani motivi-per-deprimersi

Giornalismo d’assalto

Fedele alle mie autoprescritte linee guida per l’uso corretto del blog (il punto 3 recita: “Se devi sparar cazzate in coefficiente superiore al 30%, meglio che tu non posti affatto: al massimo tumblra“) ero sparita per qualche giorno. Una volta magari ve le posto tutte, le linee guida.

Ma rieccomi.

Ieri, per motivi su cui non mi soffermerò, leggevo Glamour. Glamour è una rivista di moda, bellezza, costume e cose-da-donne, che pesa l’equivalente di un neonato non prematuro, e il cui target di lettrici sembra avere un’età mentale non di molto superiore al suddetto neonato non prematuro.

E poi uno dice che da queste riviste glossy non si impara niente. Ah no, io ho imparato un sacco di roba. Sentite qua:

  • A pagina 82, Valentino Garavani - uomo di età misurabile solo con generose dosi di Carbonio 14 - dichiara che “[lo] intrigano molto i Radiohead”, dopodiché sentenzia che “i pantaloni a vita bassa stanno facendo moltissimi danni”.
  • A pagina 86, apprendo che esistono i Foho (folk boho), “nuova tendenza hippy eclettica”. E vabbè. Il problema è che l’idolo dei Foho è Mischa Barton. Oh signùr.
  • A pagina 180 apprendo che avere fantasie erotiche che coinvolgono due donne “non è una fantasia di omosessualità”. Ah, ma guarda. Uno giudica troppo presto, eh. Apprendo che si tratta invece della “sensazione che si prova all’idea di trovarsi protagonista di uno scambio più particolare”. Eh?
  • A pagina 184 apprendo “quali sono i segnali per capire che ci si sta chiudendo all’amore in modo pericoloso”. Ora sì che mi è chiaro il rapporto tra “l’affettività e le nostre zone d’ombra”. Vorrei saperla scrivere anch’io, fuffa così.
  • A pagina 186, in perfetto stile “rubrica delle lettere di Cioè“, apprendo come si comporta la donna moderna ed emancipata quando l’ex della sua migliore amica le chiede di uscire. (Parole d’ordine: tatto e fermezza.)
  • A pagina 256 apprendo da inconfutabile testimonianza fotografica che Jonas Cuaròn (figlio di Alfonso e anch’egli regista), con il quale ho avuto occasione di parlare al telefono non molto tempo fa per questioni di lavoro, è un gran bel pezzo di figliuolo. Resta che il suo inglese è segnato da un accento messicano ancor più macchiettistico di quello del padre. (Io però in realtà speravo di parlare direttamente con Alfonso, e chiedergli un commento sul fatto che il coro delle streghe del Macbeth in Azkaban è diventato “Fa’ che la pozione quagli” nel doppiaggio italiano. Vabbè, sarà per la prossima volta).
  • A pagina 376 è fotografata e intervistata l’amica di un mio amico. Quant’è piccolo il mondo. Praticamente sono rimasta l’unica dei miei amici a non essere ancora stata intervistata da una rivista trendy. Non so se dolermene.
  • A pagina 442 mi promettono che, se volto pagina, scoprirò “come ritardare di un mese la comparsa della ricrescita” sull’attaccatura dei capelli. Da brava finta bionda, la cosa mi intriga, soprattutto perché ho sempre pensato che fosse impossibile fermare la crescita dei capelli. E infatti, voltando pagina scopro di essere stata miseramente gabbata: mi si dice di utilizzare uno “shampoo allo zenzero”, spazzolare i capelli solo con “setole di cinghiale” e fare l’ultimo risciacquo con aceto di mele. Viva la natura. Praticamente, se vado a vivere in una comunità Amish avrò capelli bellissimi. Allora, perché due pagine dopo c’è un publiredazionale su prodotti per capelli che costano dai trenta euro in su?

L’ho sempre detto, io, che dovevo nascere maschio.

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