Scoperta dell’acqua calda (per me): Subway-Letteratura

E’ dal 2002 che l’associazione Laboratorio-E20 seleziona e distribuisce gratuitamente in metropolitana testi inediti di giovani autori under 35, stampati su carta riciclata e presentati in un espositore dal simpatico nome di “Juke Box Letterario”. Ma fino a quest’anno avevo colpevolmente ignorato la cosa.

L’altro giorno invece, complice un tragitto sulla Linea 1 Duomo-Bisceglie e ritorno, ho letto ben quattro racconti. E devo dire che ci sono alcune perle.

“L’obiettivo di Subway-Letteratura è quello di favorire la produzione e il consumo di testi letterari di qualità, promuovendo nuovi autori, nuove modalità di incontro con i lettori, sperimentando l’impiego di nuove tecnologie e innovative modalità di promozione e comunicazione.”

Se siete a Milano, nelle stazioni della metro trovate i libricini, o meglio gli opuscoli da un sedicesimo. Sulla copertina è indicato il numero di fermate della metro necessario per leggere il racconto, e il “genere letterario” cui appartiene:

Semiautobiografia zen - 10 FERMATE
Ouroborus borgesiano - 6 FERMATE
Noir - 15 FERMATE

Altrimenti, potete leggere sul sito tutti i racconti usciti dal 2002 a oggi. Scopro ora che l’iniziativa è attiva anche in altre città:

A partire dalla primavera, fino all’autunno del 2008, verranno installati nelle città di Milano (maggio), Mantova, Napoli e Roma (giugno), Venezia (settembre) e Palermo (ottobre) 106 Juke-Box Letterari: contenitori-distributori dai quali potranno essere prelevati gratuitamente i volumetti a firma di giovani scrittori esordienti. E’ prevista la distribuzione di 13 titoli per una tiratura complessiva di circa 4.000.000 di copie stampate su carta riciclata al 100% da post-consumo.

Parallelamente, si svolge un concorso per illustratori; le opere dei vincitori illustreranno le copertine dei racconti. Se vi sentite in vena, anche voi potete proporre un racconto o un’illustrazione, per la prossima edizione del concorso; oppure potete recensire i racconti altrui. Per motivi che non ho mai capito, in libreria le raccolte di racconti vendono molto meno dei romanzi. Quindi l’iniziativa mi sembra quanto mai valida, perché permette agli esordienti di cimentarsi con una formula narrativa che alcuni giudicano “più facile” da scrivere rispetto al romanzo (sarà poi vero?), e di raggiungere un pubblico potenzialmente molto vasto: le principali città italiane + la diffusione via web.

P.S. Comunque non sono l’unica a scoprire l’acqua calda. Repubblica si è accorta tre giorni fa dell’esistenza di LibraryThing. Quanto ci metterà a presentare aNobii come “l’ultima novità per topi di biblioteca nerd”?

In chat con la Guida HP e i Lucchetti babbani

Se torno viva dalla settimana elettorale in quel di Perugia: giovedì prossimo, 17 aprile, alle 21:20, sarò ospite di Marina Lenti (Guida Harry Potter per il portale SuperEva/Dada) nella chat del suo forum.

Parleremo, ovviamente, della traduzione italiana di Harry Potter.

Per partecipare: registratevi al forum e poi cliccate su “Entra in chat”, in fondo alla pagina. Per eventuali problemi tecnici potete rivolgervi a Marina, all’indirizzo guidaharrypotter [at] gmail [punto] com.

ilaria-katerinov harry-potter traduzione marina-lenti chat lucchetti-babbani

Del tradurre, del leggere turandosi il naso, dello sperimentalismo

Scopro con divertito stupore che i consueti sincretismi suzukimarutiani mi piazzano oggi in ottima compagnia: Alain Robbe-Grillet, Franco Lucentini, Calvino, Eco, la Rowling e il mio miserando tentativo di disboscamento dell’Amazzonia, tutto in un solo (e come al solito, lungherrimo) post.

Non potendo esprimere un giudizio su Robbe-Grillet - autore che colpevolmente ignoravo, ma che ora recupererò, anche grazie a Suzukimaruti - mi limito a qualche osservazione di ordine generale sugli altri punti del suo post. Diciamo che prendo spunto, anziché rispondergli. (Anche perché quando inizia a parlare di Lost io mi perdo, non avendolo mai seguito.)

E’ un limite un po’ mio: ho la fissa delle traduzioni. Insomma, quando prendo un libro straniero ho sempre l’ansia che la traduzione lo deturpi.
Per dire, quando leggo che i libri di Stefano Benni - con tutti i giochi di parole, le inside jokes, le citazioni, ecc. - vengono tradotti in varie lingue, mi spavento. E mi immagino quanto mi perderei leggendo l’equivalente ghanese di Benni tradotto in italiano.

Verissimo. Figurati quanto mi spavento io quando traduco libri del genere. E quanto si sono spaventate le traduttrici di Harry Potter, che nel suo piccolo è pieno di insidie.

Se io non amassi la lingua e la cultura inglese non farei la traduttrice, e quindi va da sé che anch’io preferisco leggere in lingua originale (ci provo anche con il francese e lo spagnolo, e ci proverò prima o poi col tedesco). Ma per le lingue che non parlo, preferisco sempre una cattiva traduzione piuttosto che dover rinunciare alla lettura di un libro. C’è anche da dire che mi sforzo spesso di leggere libri inglesi tradotti in italiano, perché è un ottimo esercizio per chi fa il mio mestiere. Anzi, direi che più il libro è tradotto male, più bisogna turarsi il naso per leggerlo, e più si impara.

(O forse è solo un espediente con cui giustifico il fatto di starmene a letto a leggere romanzi invece di lavorare. “Sto facendo ricerca sul lessico dei legal thriller”. Sì, come no.)

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La giraffa tenace

Ecco perché sono contenta di essere pubblicata dalla Camelopardus. Se fossi un regista, farei un film sulla loro storia. Che tra l’altro secondo me permette di farsi un’idea precisa di cos’è oggi la piccola e piccolissima editoria italiana.

Come fa una piccola casa editrice come la vostra ad arrivare nelle librerie ma soprattutto nelle case dei lettori? Vi avvalete di una rete di librai disponibili che vi aiuta? Internet vi basta, come strumento di vendita o portate avanti anche altre iniziative che puntano alla promozione della vostra casa editrice e del vostro catalogo? Quali?
R. Purtroppo la distribuzione è il tallone d’Achille delle piccole case editrici; al momento copriamo alcune regioni, ma in altre, molto importanti come il Piemonte o la Toscana, non siamo ancora riuscite a trovare distribuzione. Internet da solo non basta e anche nelle librerie dove sono presenti i nostri libri, purtroppo non sempre abbiamo visibilità, nonostante abbiamo investito molto per dare una veste consona alle nostre pubblicazioni. Un grande aiuto ci è stato dato dal bookcrossing, che, nonostante si basi sul principio di prestarsi i volumi, apparentemente controproducente per un editore, è in realtà una comunità di persone che amano veramente i libri e che ci hanno appoggiato con grande grinta quando hanno conosciuto la nostra storia. Il grande canale per farsi conoscere, purtroppo, resta quello dei media tradizionali, ma è molto difficile trovare uno spazio in mezzo alle pubblicazioni dei “grandi”.

Continua a leggere: Intervista a Sara Saorin (Camelopardus Edizioni)

Il sito della casa editrice

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L’editore cartaceo e la zappa sui piedi

Post che, a chi lo scorra con occhio distratto, sembra riguardare Harry Potter, ma che in realtà mette capo a una riflessione sull’editoria, le fandom e internet. Ecco, lo dico perché poi ci sono i miei lettori che appena vedono scritto “Harry Potter” hanno già il ditino pronto sul tasto “vai al prossimo post” nel feedreader.

C’è chi si lamenta della scarsa attenzione dimostrata dalla Salani per i fan italiani di Harry Potter: a iniziare dalle traduzioni quantomeno discutibili, ma su questo mi sono già soffermata fin troppo a lungo, tra l’altro disboscando mezza Amazzonia. (Il prossimo libro che scrivo chiederò di stamparlo su carta ecologica; lo fa anche JK Rowling, d’altronde.) Ma soprattutto, i fan italiani hanno riso non poco quando la Salani ha aperto il suo minisito su Harry Potter:

  • perché dopo dieci anni di fenomeno mediatico internazionale, si è decisa ad aprirlo solo dopo l’uscita dell’ultimo libro, e appena tre mesi prima dell’uscita in traduzione italiana del medesimo;
  • perché dopo aver dichiarato guerra a tutti gli spoiler, è riuscita a piazzare grossi spoiler in bella vista sull’home page quando mancavano due mesi dall’uscita del libro in italiano; e peraltro ci ha infilato vari errori di battitura nei nomi inglesi, e alcuni errori di concetto: evidentemente il sito è curato da qualcuno che non ha mai letto Harry Potter;
  • perché il sito in sé è bruttino e contravviene a ogni regola elementare di usabilità. Non ha uno straccio di feed, ogni tanto vengono aggiornate le FAQ che però si trovano in una pagina interna e vanno consultate manualmente per vedere se c’è qualcosa di nuovo. Tant’è vero che in home page i curatori devono ricordare ai lettori di controllare periodicamente le FAQ, prima di scrivere per porre una domanda. La loro idea di interattività è una newsletter che arriva ogni morte di papa, e un sondaggio in cui per votare bisogna essere registrati. E non c’è nemmeno una funzione di ricerca, ma del resto il sito è molto piccolo e spoglio, con pochissimi contenuti originali.

Si scopre però che altri Paesi non stanno messi molto meglio. La Spagna, ottimo Paese in cui vivere - diritti civili a iosa e compagnia bella - non è un bel Paese per i fan di Harry Potter.

(E qui mi scuso con chi mi legge via feed, ma mi tocca mettere l’interruzione, perché il discorso si fa lungo.)

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