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De-Plurking

Gente, io vi ringrazio delle 70 e più richieste di contatto che ho ricevuto nelle ultime 48 ore su Plurk.

Lo so che non lo fate per aumentare il vostro Karma e ricevere simpatiche e utilissime emoticon, ma solo perché mi volete bene e ci tenete ad avermi tra i contatti. Non sono così cuordipietra da sospettare il contrario.

Però vi prego, facciamo che basta. Mi si sta fondendo il Blackberry. Per il momento resto fedele a Twitter, esattamente per i motivi elencati da DElyMyth. Suvvia: qualsiasi sistema che implichi il concetto di karma, stante l’attuale situazione blogo(star)sferica, è suicidio. Karma = (altro) spam = l’inferno. No grazie. Senza rancore, eh. Poi se dovessi ritrovarmi a soliloquiare in un Twitter deserto, con i tumbleweed che rotolano, allora ok. Ma per ora no.

14 Commenti a “De-Plurking”

  1. .mau. dice:

    ah, i tumbleweed… fa tanto Peanuts (Spike, per chi non avesse colto)


  2. DElyMyth dice:

    Spezzo una lancia in favore di Plurk…
    Nel senso che, usato con una certa moderazione (ovvero, semplicemente rispondendo nelle “conversazioni” gia’ attive, plurkando una o massimo due volte al giorno) puo’ trasformarsi in una specie di “bar su web”.

    Non malaccio quindi.
    L’unica cosa e’ che si rinuncia (nel mio caso) a priori a seguire tutto, facendo piu’ che largo uso della funzione “mark all as read” (la migliore funzione di plurk).

    Twitter resta il massimo comunque, anche con tutti i suoi piu’ che evidenti problemi, resta irrinunciabile.
    Semplice, immediato, essenziale.


  3. Reloj dice:

    La cosa bella (…) di Plurk è che graficamente puoi sapere quando è stato scritto cosa.
    Io comunque ho dei dubbi sul microblogging in generale. Perché alla fin fine nessuno comunica niente


  4. Ilaria dice:

    Non so che contatti leggi tu, ma i miei comunicano eccome. Ho imparato moltissimo da twitter: le ultime notizie (ben prima che appaiano in google news), link interessanti, risposte ai miei dubbi tecnici e non, e ho conosciuto molte persone. Se usato bene, twitter è un’ottima risorsa. Plurk invece mi sembra solo rumore. E poi mi pare enfatizzi le micro-conversazioni rispetto allo “status”. Non mi piace quando il microblogging diventa micro-chat. Più che altro, non ho tempo di seguirlo, quand’anche ne avessi voglia. Il luogo migliore per le conversazioni secondo me resta il blog.


  5. Reloj dice:

    Di sicuro preferisco Twitter, è meno invasivo.
    Per questo motivo ho cancellato prima l’account Plurk, e poi quello Twitter.


  6. Ilaria dice:

    Francamente non capisco chi cancella gli account, come non capisco chi posta sul blog per annunciare urbi et orbi la chiusura del blog. Basta smettere di postare, no?


  7. Reloj dice:

    E che gusto c’è? E poi è maleducazione sparire senza dire niente. Non credo abbia senso mantenere l’account aperto se non lo usi. Ma questo non c’entra: la questione è che a me pare che il microblogging sia dispersivo, poi magari è come dici tu, erano i miei contatti a essere dispersivi.


  8. Ilaria dice:

    Mah, io preferisco il basso profilo. Se dovessi chiudere il blog la vivrei come una specie di sconfitta personale, non una notizia da gridare. l’ultima cosa che vorrei sarebbe trovarmi al centro dell’attenzione, con gente che commenta “non te ne andare” e cose del genere. Sono troppo riservata per cedere a simili accessi di protagonismo. La vera maleducazione sarebbe credere che a qualcuno importi qualcosa se scrivo o no. Del resto, visto che spesso taccio per un mese, ci mettereste molto a capire che il blog è chiuso.

    Quelli che mi fanno più ridere, ovviamente, son quelli che ogni sei mesi annunciano “il blog chiude” e puntualmente un mese dopo lo riaprono.

    Tornando al microblogging: mantenendo l’account aperto, mantieni l’accesso ai contenuti, quindi offri un servizio. Se io chiudessi il blog o smettessi di scrivere in twitter, comunque lascerei online i post, perché magari tornano utili a qualcuno. Quanto all’essere dispersivo, be’, è nella sua natura. Mica è fatto per aggregare. Da cui la preoccupazione fondamentale del web 3.0, che sarà fatto appunto di aggregatori e mashup. La dispersione in sé non è un male, perché può generare serendipity, e comunque consente un approccio non lineare ai contenuti, che è sempre stimolante.


  9. Reloj dice:

    Sì, il fatto è che Twitter io l’ho preso proprio a cazzeggio, quindi dubito che i miei post siano serviti o possano servire in futuro a qualcuno. Mea culpa, certo, ma mi stava un po’ annoiando, e plurk mi ha dato il colpo di grazia… preferisco avere informazioni di rimbalzo da altre fonti, che grazie a dio o chi per lui il web è tutto un riverbero.


  10. .mau. dice:

    le mie twittate sono generalmente inutili, ma mi va bene così. Con plurk sono arrivato alla schermata di invito, qualcosa non mi suonava bene, e ho chiuso la scheda (il tab, se preferite)…


  11. Ilaria dice:

    no calma, intendiamoci, anche le mie sono sommamente inutili. Ma non troverei neanche un valido motivo per vergognarmene e cancellarle. Così come non trovo un motivo valido per mettere il lucchetto su twitter, visto che posto i cavoli miei sempre nella consapevolezza che finiranno su google.


  12. Su, su, su, non plurkare pure tu — MyLife dice:

    […] , dico.E twitterino mio ?(si la pompa ultimamente gli regge poco, direi)Madò.La penso come la Ila e quoto il ragionamento della Elena, noto che Max apprezza e che anche Cate ne parla in maniera […]


  13. Fruskio dice:

    …ma i miei comunicano eccome. Ho imparato moltissimo da twitter: le ultime notizie (ben prima che appaiano in google news), link interessanti, risposte ai miei dubbi tecnici e non, e ho conosciuto molte persone. Se usato bene, twitter è un’ottima risorsa…

    Wow per un attimo mi sono sentito utile ed interessante. Poi ho capito ti riferivi ad altri :p. Però anche po’ di microblogging fuffa serve. Poi non so a te, ma a me è un sacco di compagnia quando studio/lavoro/non dormo (dico Twitter, su Plurk ho scelto di non iscrivermi a priori per fare l’integralista antipatico).


  14. Reloj dice:

    È quello che pensavo anche io: un po’ di compagnia non fa mai male. Poi a un certo punto mi è parso che mi togliesse tempo. Ho avuto un attimo di rigetto e ho cancellato tutto, e dico la verità, non mi pento: ora dalle cose che avrei scritto su Twitter in stato grezzo, possono nascere altre più elaborate e più interessanti… e vedendo che i blog di vari twitters, il cui nome non voglio ricordare, sono fermi da un po’ penso che se accumulassero le innumerevoli twittate, potrebbero arricchire e arricchirsi di più.


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