Del tradurre, del leggere turandosi il naso, dello sperimentalismo

Scopro con divertito stupore che i consueti sincretismi suzukimarutiani mi piazzano oggi in ottima compagnia: Alain Robbe-Grillet, Franco Lucentini, Calvino, Eco, la Rowling e il mio miserando tentativo di disboscamento dell’Amazzonia, tutto in un solo (e come al solito, lungherrimo) post.

Non potendo esprimere un giudizio su Robbe-Grillet - autore che colpevolmente ignoravo, ma che ora recupererò, anche grazie a Suzukimaruti - mi limito a qualche osservazione di ordine generale sugli altri punti del suo post. Diciamo che prendo spunto, anziché rispondergli. (Anche perché quando inizia a parlare di Lost io mi perdo, non avendolo mai seguito.)

E’ un limite un po’ mio: ho la fissa delle traduzioni. Insomma, quando prendo un libro straniero ho sempre l’ansia che la traduzione lo deturpi.
Per dire, quando leggo che i libri di Stefano Benni - con tutti i giochi di parole, le inside jokes, le citazioni, ecc. - vengono tradotti in varie lingue, mi spavento. E mi immagino quanto mi perderei leggendo l’equivalente ghanese di Benni tradotto in italiano.

Verissimo. Figurati quanto mi spavento io quando traduco libri del genere. E quanto si sono spaventate le traduttrici di Harry Potter, che nel suo piccolo è pieno di insidie.

Se io non amassi la lingua e la cultura inglese non farei la traduttrice, e quindi va da sé che anch’io preferisco leggere in lingua originale (ci provo anche con il francese e lo spagnolo, e ci proverò prima o poi col tedesco). Ma per le lingue che non parlo, preferisco sempre una cattiva traduzione piuttosto che dover rinunciare alla lettura di un libro. C’è anche da dire che mi sforzo spesso di leggere libri inglesi tradotti in italiano, perché è un ottimo esercizio per chi fa il mio mestiere. Anzi, direi che più il libro è tradotto male, più bisogna turarsi il naso per leggerlo, e più si impara.

(O forse è solo un espediente con cui giustifico il fatto di starmene a letto a leggere romanzi invece di lavorare. “Sto facendo ricerca sul lessico dei legal thriller”. Sì, come no.)

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E dopo il permesso di Mamma ci facemmo un bacio

8 Febbrajo 1888 - s. Onorato

Papà si è fatto fotografare ed è riuscito somigliantissimo. Partenza di Pietro per Miradolo a comunicare a suoi Genitori la nostra promessa. Io fui obbligata a letto con febbre, prima di partire venne a salutarmi e dopo il permesso di Mamma ci facemmo un bacio. Arrivo di Peppino questa sera.

Molti di voi lo seguiranno già, il diario di Angioletta. A chi non lo conoscesse ancora, voglio segnalarlo io. In due parole: è un blog su cui vengono pubblicate giorno per giorno le annotazioni scritte da Angioletta nel suo diario, nel corso dell’anno 1888. Centoventi anni fa.

Il blog è curato da Marco Ardemagni, giornalista di Radio Due, che ha trovato il diario in un cassetto, insieme a qualche fotografia e documenti dell’epoca. Il profilo Blogger di Angioletta, scritto per lei da Ardemagni, così recita:

Mi chiamo Angela Brugnatelli, ma tutti mi chiamano Angioletta. Ho diciannove anni: sono nata a Milano il 7 maggio 1868. Abito a Milano, in via Torino, 4 dove mio padre Giuseppe ha una farmacia: è il primo palazzo sulla destra venendo da Piazza del Duomo. Nella farmacia lavora anche il signor Pietro. Mia madre si chiama Carolina Pertusi. Il mio fratellino Carlo è in collegio a Monza. Altre cose ve le dirò più avanti, nei prossimi giorni. Se volete, potete .

L’idea mi sembra molto carina: trovare le quotidiane due righe di Angioletta nel mio feedreader è un piacere. Anche perché Angioletta è lontana da me nel tempo, ma non nello spazio: abitava a due passi da casa mia, in via Torino a Milano.

In corrispondenza dei giorni in cui Angioletta non ha scritto nulla sul suo diario, Ardemagni interviene con brevi e godibili post che inquadrano la figura di Angioletta nella Milano di fine Ottocento: questioni di urbanistica (dov’è oggi Piazza Diaz, nel 1888 c’era un intrico di vicoli), mappe, ritratti di famiglia, biografie di parenti di Angioletta, lettere, poesie e alberi genealogici. Un’operazione di grande valore storico.

Comunicazione di servizio

Due novità tecniche:

  • Ho installato il plugin Full Text Feed, che in futuro dovrebbe teoricamente permettervi di leggere i post completi via feed (anche da Feedburner, mi auguro. Nel dubbio, per non saper né leggere né scrivere, intanto l’ho pingato, ecco).
  • Ho finalmente eliminato il rel=”nofollow” dai link nei commenti, come suggerito dal sempre ottimo Stefano Gorgoni. Volevo farlo da tanto, ma mi ero dimenticata. L’ho tolto una settimana fa, e mi sono dimenticata di dirvelo. Se poi dovessi essere invasa dallo spam, lo rimetterò; ma non credo. Nel frattempo, enjoy! Il plugin che ho usato è Nofollow-Free, di Michele Marcucci. Se doveste - non voglia il ciel - riscontrare qualche malfunzionamento, mi trovate su quartabozza chiocciola yahoo punto it. Peraltro, noto che mi toglie il nofollow dal link al nome, ma non da altri link presenti nel commento. Che voi sappiate, posso toglierlo anche da lì senza mettermi troppo a rischio spam? E se sì, come?  (risolto, bastava accorgersi del simpatico pannello opzioni del plugin, idiota che non sono altro.) (Tenete presente che devo modificare il php a manina, e che tra l’altro… ehm… non diciamolo troppo forte, ma… non è che ho proprio l’ultimissima versione di Wordpress, ecco. Shhh!) (Ecco, l’ho detto. Accomodatevi, amici defacer; mi casa es su casa. Mo’ aggiorno però, eh. Cioè, ci provo. Speriamo non esploda tutto.)

wordpress plugin nofollow

La giraffa tenace

Ecco perché sono contenta di essere pubblicata dalla Camelopardus. Se fossi un regista, farei un film sulla loro storia. Che tra l’altro secondo me permette di farsi un’idea precisa di cos’è oggi la piccola e piccolissima editoria italiana.

Come fa una piccola casa editrice come la vostra ad arrivare nelle librerie ma soprattutto nelle case dei lettori? Vi avvalete di una rete di librai disponibili che vi aiuta? Internet vi basta, come strumento di vendita o portate avanti anche altre iniziative che puntano alla promozione della vostra casa editrice e del vostro catalogo? Quali?
R. Purtroppo la distribuzione è il tallone d’Achille delle piccole case editrici; al momento copriamo alcune regioni, ma in altre, molto importanti come il Piemonte o la Toscana, non siamo ancora riuscite a trovare distribuzione. Internet da solo non basta e anche nelle librerie dove sono presenti i nostri libri, purtroppo non sempre abbiamo visibilità, nonostante abbiamo investito molto per dare una veste consona alle nostre pubblicazioni. Un grande aiuto ci è stato dato dal bookcrossing, che, nonostante si basi sul principio di prestarsi i volumi, apparentemente controproducente per un editore, è in realtà una comunità di persone che amano veramente i libri e che ci hanno appoggiato con grande grinta quando hanno conosciuto la nostra storia. Il grande canale per farsi conoscere, purtroppo, resta quello dei media tradizionali, ma è molto difficile trovare uno spazio in mezzo alle pubblicazioni dei “grandi”.

Continua a leggere: Intervista a Sara Saorin (Camelopardus Edizioni)

Il sito della casa editrice

harry-potter traduzione camelopardus editoria libri jardin marina-bacchiani

L’editore cartaceo e la zappa sui piedi

Post che, a chi lo scorra con occhio distratto, sembra riguardare Harry Potter, ma che in realtà mette capo a una riflessione sull’editoria, le fandom e internet. Ecco, lo dico perché poi ci sono i miei lettori che appena vedono scritto “Harry Potter” hanno già il ditino pronto sul tasto “vai al prossimo post” nel feedreader.

C’è chi si lamenta della scarsa attenzione dimostrata dalla Salani per i fan italiani di Harry Potter: a iniziare dalle traduzioni quantomeno discutibili, ma su questo mi sono già soffermata fin troppo a lungo, tra l’altro disboscando mezza Amazzonia. (Il prossimo libro che scrivo chiederò di stamparlo su carta ecologica; lo fa anche JK Rowling, d’altronde.) Ma soprattutto, i fan italiani hanno riso non poco quando la Salani ha aperto il suo minisito su Harry Potter:

  • perché dopo dieci anni di fenomeno mediatico internazionale, si è decisa ad aprirlo solo dopo l’uscita dell’ultimo libro, e appena tre mesi prima dell’uscita in traduzione italiana del medesimo;
  • perché dopo aver dichiarato guerra a tutti gli spoiler, è riuscita a piazzare grossi spoiler in bella vista sull’home page quando mancavano due mesi dall’uscita del libro in italiano; e peraltro ci ha infilato vari errori di battitura nei nomi inglesi, e alcuni errori di concetto: evidentemente il sito è curato da qualcuno che non ha mai letto Harry Potter;
  • perché il sito in sé è bruttino e contravviene a ogni regola elementare di usabilità. Non ha uno straccio di feed, ogni tanto vengono aggiornate le FAQ che però si trovano in una pagina interna e vanno consultate manualmente per vedere se c’è qualcosa di nuovo. Tant’è vero che in home page i curatori devono ricordare ai lettori di controllare periodicamente le FAQ, prima di scrivere per porre una domanda. La loro idea di interattività è una newsletter che arriva ogni morte di papa, e un sondaggio in cui per votare bisogna essere registrati. E non c’è nemmeno una funzione di ricerca, ma del resto il sito è molto piccolo e spoglio, con pochissimi contenuti originali.

Si scopre però che altri Paesi non stanno messi molto meglio. La Spagna, ottimo Paese in cui vivere - diritti civili a iosa e compagnia bella - non è un bel Paese per i fan di Harry Potter.

(E qui mi scuso con chi mi legge via feed, ma mi tocca mettere l’interruzione, perché il discorso si fa lungo.)

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