La quarta bozza

Archive for 2 Ottobre 2007

Del perché i quindicenni non dovrebbero stare in casa tutto il pomeriggio

Almeno i quindicenni di oggi hanno internet. Io, invece, alla loro età - un paio d’anni prima della nascita del www - mi baloccavo con ben altre meraviglie elettroniche: usavo il Canta Tu di Fiorello come mixer per registrare demo.

Allora. Vi ho già spiegato che in quinta ginnasio suonavo (male) la chitarra in un gruppo death metal di nome Trauma? Forse no; be’, ora lo sapete. Ma a parte quella breve parentesi, le mie sperimentazioni sonore adolescenziali si svolgevano in totale solitudine.

Nei primi anni Novanta, come alcuni ricorderanno, impazzava la trasmissione Karaoke, fulgido esempio di car-crash entertainment il cui scopo precipuo era ridere dell’altrui incapacità canora. Io non la vedevo mai, figuriamoci; però quando uscì l’impianto per karaoke domestico, ne intravidi subito un possibile utilizzo alternativo (in tutti i sensi del termine). Così me ne procurai uno, nonostante le ripugnanti sembianze di Fiorello con coda di cavallo che facevano bella mostra di sé sulla confezione. Diffidate delle recenti versioni in dvd: l’originale era con due musicassette.

Insomma, l’attrezzo permetteva di registrare su due tracce: da un lato ci mettevi la cassetta con la base, dall’altra parte infilavi la cassetta vergine. Nelle intenzioni, serviva a registrare, a imperitura memoria dei popoli, le proprie performance canore. Nel mio caso serviva invece a:

  • incidere base ritmica eseguita con percussioni di fortuna (tipo bonghi africani e nacchere) e linea di basso fatta con una chitarra accordata due o tre toni sotto (perché non avevo il basso, e lo so bene che sarebbe un’OTTAVA sotto, thank you, ma mi arrangiavo);
  • incidervi sopra la chitarra ritmica;
  • scambiare di posto le cassette e incidere una terza traccia consistente in assolo di chitarra elettrica.

La qualità audio ovviamente era penosa, e non sto a parlarvi della qualità artistica. Abbiate pietà di me, le lezioni di solfeggio le ho interrotte dopo la quarta ginnasio perché non riuscivo più a star dietro ai compiti di greco. Non che non mi impegnassi anche da autodidatta: l’altro giorno ho ritrovato in una vecchia copia dell’Orlando di Virginia Woolf un foglietto tutto ingiallito scritto inequivocabilmente nella mia grafia di liceale, e contenente appunti di questo tenore: “La tonica di una scala minore corrisponde al VI grado della relativa maggiore. La dominante e la sensibile tendono a proseguire sulla tonica, mentre la settima è attivata dal terzo grado della scala.” La cosa più atroce è che non ho idea di cosa significhi tutto ciò, perché ovviamente nel frattempo ho dimenticato anche quel poco che sapevo.

D’altronde Paul McCartney non ha mai imparato a leggere la musica… Il risultato che cercavo di ottenere, comunque, era più o meno questo (sì, compreso l’assolo al minuto 3:50, avevo un simpatico pedale distorsore per la chitarra).

Adesso qualcuno mi deve scrivere nei commenti che anche lui faceva la stessa cosa intorno al 1994, perché altrimenti mi deprimo e non bloggo più.

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